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Updated: May 15, 2021


Un capo prodotto con il filato Orange Fiber, ricavato dagli scarti degli agrumi. Orange Fiber

Bucce, semi e foglie di arance trasformate in tessuti preziosi. Scelti da brand come Ferragamo e Marinella per arricchire le proprie collezioni. E’ la sfida vinta da due giovani imprenditrici siciliane, fondatrici di Orange Fiber. L’azienda, con sede a Catania, ha depositato un brevetto in grado recuperare gli scarti della spremitura degli agrumi e di farli diventare una fibra simile al cotone.


L’idea è diventata realtà del 2014 grazie all’intraprendenza di Adriana Santanocito ed Enrica Arena. La prima, specializzata in moda, ha avuto l’intuizione che poi ha condiviso con la socia, esperta in comunicazione. Da quel momento il sogno di portare le arance siciliane in passerella è diventato sempre più concreto.


Siamo partite nel 2012 grazie a una collaborazione con il Politecnico di Milano che ci ha permesso di sviluppare un innovativo processo per creare un tessuto utilizzando le oltre 700mila tonnellate di sottoprodotto che l’industria di trasformazione agrumicola produce ogni anno in Italia e che altrimenti andrebbero smaltite – racconta Enrica Arena -. Nel 2013 abbiamo depositato il brevetto in Italia e poi nel 2014 lo abbiamo esteso a Brasile, Stati Uniti, Messico, India e alcuni Paesi dell’Unione europea”.


Grazie al nostro brevetto recuperiamo tonnellate di scarti della spremitura industriale delle arance che altrimenti andrebbero persi – dice -. Siamo in grado di estrarre una materia prima simile alla cellulosa, dalla quale mettiamo a punto una fibra che può essere filata”.

La cellulosa viene estratta nello stabilimento di Catania. Successivamente viene inviata ai partner presenti in Nord Europa, che la trasformano in fibra.

A quel punto il materiale rientra in Italia, per essere filato – prosegue Arena -. Il prodotto finale è il tessuto che viene venduto alle aziende di moda”.

Nella perfetta logica dell’economia circolare. Anche per questo la storia di Orange Fiber è stata raccontata nel volume “Tutto ruota”. E testimonia quanto la moda sia sempre più attenta al tema della sostenibilità.

Del resto, la moda è considerata una delle filiere più inquinanti al mondo. Il dieci per cento dei danni creati all’ambiente dall’industria è causato proprio da questo comparto. Che però adesso cerca di mettersi al passo con altri settori, nel segno della sostenibilità.


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