La notte di San Lorenzo (in Italian)
La notte in cui gli italiani guardano il cielo
C'è una notte d'estate in cui, quasi senza accorgercene, facciamo tutti la stessa cosa.
Usciamo di casa. Ci allontaniamo dalle luci. Cerchiamo un angolo di cielo abbastanza buio e, per qualche minuto, alziamo gli occhi.
È la notte di San Lorenzo.
Non importa quanti anni abbiamo, dove viviamo o quanto siamo razionali durante il resto dell'anno. Per una sera, davanti a una stella cadente, siamo tutti un po' bambini. E c'è qualcosa di profondamente italiano in questo gesto.
L'anno italiano ha un ritmo tutto suo
In Italia il tempo non è fatto soltanto di mesi, settimane e giorni. È fatto di ricorrenze.
A gennaio arriva la Befana. Poi Carnevale, Pasqua, il 25 aprile, le sagre, San Giovanni, Ferragosto… e poi settembre, con l'uva e le vendemmie, le olive e l’olio, i morti... l'inverno. A dicembre Natale, il presepe, le luci, i dolci tradizionali.
Ogni periodo dell'anno porta con sé qualcosa da fare, da mangiare, da raccontare e, spesso, da ricordare. Sono tradizioni che ci aiutano a misurare il tempo in modo diverso.
Non diciamo soltanto: “È agosto.” Diciamo: “È la notte di San Lorenzo.”
E improvvisamente agosto non è più soltanto una pagina del calendario. È una notte calda, un cielo stellato, una sedia fuori casa, e un desiderio da esprimere. Forse è proprio questo il valore delle tradizioni: trasformare il tempo che passa in qualcosa che possiamo riconoscere. Ci ricordano che, mentre gli anni cambiano e noi cambiamo con loro, alcune cose ritornano. E quando ritornano, ci fanno sentire a casa.
Ma perché guardiamo ancora le stelle?
Secondo la tradizione popolare, le scie luminose nel cielo sarebbero le “lacrime di San Lorenzo”, versate dal santo durante il suo martirio.
La spiegazione scientifica la conosciamo: quelle che chiamiamo stelle cadenti sono le Perseidi, piccoli frammenti che entrando nell'atmosfera terrestre tra l'11 e il 13 agosto producono quelle meravigliose scie luminose. Ma per gli italiani restano, soprattutto, stelle a cui affidare un desiderio. E qui c'è qualcosa di sorprendente.
Eppure, quando ne vediamo una attraversare il cielo, esprimiamo un desiderio. Ed è questa forse la parte più affascinante.
Perché abbiamo ancora bisogno dei desideri?
Viviamo in un'epoca in cui crediamo di poter controllare quasi tutto. Programmiamo viaggi con mesi di anticipo. Possiamo parlare con qualcuno dall'altra parte del mondo in pochi secondi. Possiamo cercare una risposta a quasi ogni domanda. Eppure, davanti a una piccola luce che attraversa il cielo per appena un istante, torniamo a fare una cosa antichissima: desideriamo.
Perché?
Forse perché un desiderio è diverso da un progetto. Un progetto dipende da noi. Un desiderio, almeno in parte, no. Un desiderio contiene qualcosa che non possiamo completamente controllare: la speranza.
E forse è proprio per questo che ne abbiamo ancora bisogno.
Tutti abbiamo qualcosa che vorremmo cambiare, ritrovare, qualcuno che vorremmo avere accanto. Alcuni desideri sono grandi. Altri sono semplicissimi.
E molti di quelli che non diciamo a nessuno sono probabilmente i più importanti. Così, quando una scia luminosa attraversa il cielo, per un istante ci concediamo il lusso di pensare che tutto sia ancora possibile.
E allora esprimiamo un desiderio
La cosa bella è che nessuno ci chiede di raccontarlo.
Anzi, secondo la tradizione, non bisogna dirlo ad alta voce, altrimenti potrebbe non avverarsi. E forse è meglio così. Perché quella notte possiamo stare in silenzio, guardare il cielo e custodire per noi quel piccolo segreto.
Magari siamo in un paese della Calabria, seduti davanti a una casa di famiglia. Magari siamo in Toscana, in un giardino. Magari siamo al mare, con il rumore delle onde. Oppure siamo lontanissimi dall'Italia.
Ma se siamo italiani, o se abbiamo imparato ad amare l'Italia, sappiamo che questa è una di quelle notti in cui si guarda in alto. E per qualche minuto il cielo diventa un luogo comune a tutti noi.
Le tradizioni ci ricordano chi siamo
Forse non è importante credere davvero che una stella possa esaudire un desiderio. È importante continuare a desiderare.
Perché una tradizione non è qualcosa di vecchio che ripetiamo senza motivo. È un filo che collega il passato al presente e ci permette di immaginare il futuro.
Questa sera, dunque, quando arriverà il buio, provate a spegnere le luci, andate fuori e guardate il cielo. Aspettate. Forse vedrete una stella cadente. Forse no.
Ma intanto avrete fatto qualcosa che gli esseri umani fanno da migliaia di anni: guardare il cielo e sperare. E se una stella dovesse attraversarlo proprio in quel momento, non dimenticate di esprimere il vostro desiderio.
Non importa se ci credete davvero. Perché, in fondo, avere ancora un desiderio significa che, dentro di noi, c'è ancora qualcosa che spera.